Itinerario 8

Percorso

Lucche- Necropoli di Molia-Pont'ezzu


Si parte dalla località Lucche, dove è possibile visitare il Santuario di N.S. di Lucche (G8)
, la nuova chiesa della Madonna della Neve e il nuraghe di Lucche (A34) , ben visibile sull'altura dominante e raggiungibile con una breve scalata resa un pò difficoltosa per la presenza di fitti cespugli e rovi.
Immettendoci sullo scorrimento veloce Abbasanta-Olbia, si prosegue verso Abbasanta per circa km 4, si gira a destra prima di un ponte e si lascia il veicolo su un parcheggio in cemento. Si oltrepassa un cancello a sinistra e si accede ad una altura circondata da uno steccato sino ad arrivare sal punto dove sono ben visibili alcune delle domus de janas di Molia (B12)
.
Per raggiungere Pont'Ezzu (S4)
si deve ritornare indietro sulla Abbasanta-Olbia in direzione Olbia sino al bivio per la Cantoniera Tirso (bivio Macomer-Nuoro), imboccato il quale si svolta a sinistra sulla 128 bis verso Illorai e dopo circa km1,5 su una sterrata sulla destra in discesa che ci condurrà al vecchio ponte, già visibile dalla strada.
Lungo le sponde del fiume è possibile osservare la vegetazione riparia (E30)
caratterizzata da tamericio (Tamarix gallica), menta acquatica (Mentha aquatica), diverse specie di salice (Salix atrocinerea), lisca (Typha angustifolia) e le canne (Phragmites australis), ecc. , e dilettarsi nella pesca (T4).

 

Itinerario per l'escursionismo culturale e ambientale nel territorio di Illorai


Nella località di Lucche si trovano ben tre santuari eretti in onore della Madonna delle Neve. La più antica delle chiese risale al XVII sec.ed è stata sconsacrata, così come quella edificata negli anni '50. Entrambe sono state sostituite dal Santuario più ampio e moderno.
Addossati alle chiese più antiche sorgono diversi edifici utlizzati per accogliere le centinaia di persone che vengono in pellegrinaggio in occasione delle due "feste lunghe" che vi si celebrano il giorno dopo la Pentecoste e il 5 Agosto .
La grande dedizione verso il Santuario è tale che i fedeli vi si recano a nuinare, cioè a seguire la novena, per nove giorni, recandosi a piedi dal paese sino a Lucche. Sono molti anche i fedeli che si fermano a dormire nelle cumbessias.
Da una vicina altura (quota 215), dominante Lucche e i terreni circostanti, spicca il nuraghe omonimo, ben visibile anche percorrendo la Abbasanta - Olbia. Si tratta di un monotorre a tholos con un impianto classico con corridoio d'ingresso, scala, garitta e camera circolare su cui si affacciano tre nicchie disposte a croce. A Sud - Est del nuraghe si intravedono le tracce relative al villaggio, riconoscibile in alcuni tratti murari curvilinei affioranti dal terreno, affiancati da murature ad andamento rettilineo, riferibili a strutture di epoca successiva. Esternamente il nuraghe si presenta in buone condizioni. Colpisce particolarmente la perfetta disposizione delle pietre granitiche a formare il paramento esterno che presentano le caratteristiche chiazze color ruggine dovute alla presenza dei licheni che le ricoprono a tratti.
Proseguendo sulla Abbasanta - Olbia, in direzione Abbasanta, scorgiamo la necropoli di Molia - scoperta nel 1976 durante i lavori di sbancamento per la costruzione della strada a scorrimento veloce Ottana - Cantoniera Tirso - che comprende 9 ipogei in forte degrado, scavati nel lieve declivio di una collina di tufo. Le domus furono ricavate utilizzando dei picconi da scavo in basalto - ritrovati durante gli scavi archeologici - e poi rifinite con uno strumento a punta seghettata (che lascia tracce ben evidenti). La roccia veniva poi intonacata con prodotti locali, utilizzando prima un impasto a matrice grossolana e poi a matrice minuta e in alcuni ambienti si utilizzava l'ocra rossa come pigmento.
Della necropoli - utilizzata a cominciare dalla fine del IV millennio a. C. - l'ipogeo I ed il VII sono sicuramente i più interessanti perché possono essere considerati come tra i più articolati e vasti non solo della Sardegna ma anche del Mediterraneo.
L'ipogeo I è costituito da un dromos o corridoio a cielo aperto, da un'anticella semicircolare e da almeno 11 celle successive. Del dromos sono state individuate le tracce per una lunghezza di 24 metri, una larghezza media di 4 metri ed un'altezza di 0,60 metri. L'anticella a pianta semicircolare misura 10,50 metri di diametro e rivela tracce cospicue di uno strato di malta dipinto di rosso - ocra e di grigio.
L'ipogeo VII si distingue per la raffinata esecuzione degli ambienti - alcuni ancora perfettamente conservati - per la presenza di numerosi elementi architettonici come lesene, architravi, banconi e per la colorazione in rosso presente in tre vani. La tomba è costituita da un dromos e da sedici celle disposte in maniera simmetrica. Attualmente la necropoli si presenta con le domus puntellate ancora dall'ultima campagna di scavi che dovrebbero in qualche modo concludersi per consentire l'accesso che oggi non si può svolgere in condizioni di sicurezza poichè gli ambienti si stanno sbriciolando.
L'itinerario si concluderà con la visita a Pont' Ezzu che è stato probabilmente costruito nel XIV secolo su una preesistente struttura romana, sfruttando per l'appoggio la roccia granitica che affiora in abbondanza in quel tratto del letto del fiume Tirso.
Lungo 35 metri, ha l'arcata centrale a sesto acuto poggiante su bassi e larghi piloni in muratura mentre le due arcate minori laterali hanno funzioni strutturali perché alleggeriscono le spalle del ponte. Strutturalmente il ponte si presenta ben conservato anche nell'estradosso a sella con il suggestivo pavimento selciato che ci fa ritornare indietro nel tempo fino al Medioevo.