Il
Goceano fa parte del
Logudoro ed è, forse, la regione più mediterranea della Sardegna. L'origine
del suo nome risale a tempi remoti e lo deve secondo l'affermazione di
Il
Casalis (Dizionario Geografico-Storico: voI. VIII) ed il Dizionario
Universale, compilato da parecchi Dotti italiani a Torino nel 1857 per cura
della R. Accademia, così tracciano i confini del Goceano:
Il Goceano confina a settentrione col Monte acuto, a levante con la Barbagia di Bitti e col Dore, ad
austro col Marghine ed a ponente col Costavalle e col Cabuabbas, ed ha una
superficie complessiva di 180 miglia quadrate circa, estendendosi per lunghezza
15 miglia e per larghezza 12 miglia .
Secondo
questi geografi, quindi, il Goceano dovrebbe avere la forma di un rettangolo
pressoché regolare
Il
Goceano è una regione montuosa. Il Monte Rasu è la cima più alta (m. 1248).
Al centro della regione sta un vasto e fertile altopiano, chiamato “ L'Alta
Valle del Tirso” , perché
attraversata e resa fertile da questo importante fiume.
Numerosi
sono i corsi d'acqua e tutti affluiscono al Tirso. Di essi più importanti sono:
Il
Riu Mannu: nasce ad ovest della Serra di Delicore, a sud di Bitti,
lungo il suo corso raccoglie numerosi fiumicelli , e torrenti, poi,. in regione Luzzras
non lontano dalle Terme di S. Saturnino, sbocca nel Tirso dopo aver
ricevuto, in prossimità del Nuraghe Puddighinu, le. acque del
Bira
Orrios.
Altro
fiume importante, pure affluente del Tirso, nel quale sbocca
appena più a nord, è il
Riu Minore.
Abbiamo
ancora il Riu de Molo, il quale alimenta il
Tirso quasi all'inizio del suo corso.
La
flora di questa regione è quanto mai varia: querce, lecci, sughere, olivastri
sono le piante dominanti. Le sughere, in massima parte di buona qualità danno
una eccellente corteccia, che viene assai rimunerata. Inoltre le ghiande,
prodotte sia dalle sughere che dai lecci
e dalle querce, permettono l'allevamento e l'ingrasso di branchi di suini. Ma la
ricchezza maggiore del Goceano, se convenientemente la si sfruttasse, sarebbe, a
mio giudizio, costituita dagli
olivastri, che sono in numero enorme raggruppati, spesso, in boschi
fittissimi. Sarebbe ormai tempo di pensare seriamente ad utilizzare Questa
ricchezza, trasformando i terreni olivastrati in altrettanti oliveti: l'economia
della Sardegna, e particolarmente di questa zona, non ritarderebbe a sentirne
effetti benefici.
Numerosissimi
sono pure i peri, che danno un frutto squisito ed in quantità rilevante. La
produzione si potrebbe addirittura
triplicare,
se tutti i perastri, che crescono un po' da per tutto in questa regione,
venissero innestati. Moltissime sono ancora le piante da frutta che qui vi
trovano terreno e clima adatto : la vite produce uve eccellenti da vino
fortemente alcolico ed aromatico;
Bultei và famoso per le pesche, paragonabili, per qualità, a quelle di
qualsiasi altra regione d'Italia: Benetutti, Bono, Burgos, Il1orai ed Esporlatu
vantano ottimi prodotti ortofrutticoli anche se appena sufficienti a coprire i
bisogni locali.
Tra
le frasche predominano : il lentischio, dalla cui bacca la gente più povera
estrae un olio buono per certe fritture ed ottimo per le lucerne, ancora
adoperate negli ovili e nelle case
poste alla periferia dei paesi, ove non arriva ancora la luce elettrica; li
corbezzolo, dal cui fiore .le api estraggono il miele amaro, specialità
sarda conosciuta da tempi antichissimi e considerato farmaco sicuro contro una
infinità di mali. Dalla bacca del corbezzolo, inoltre, si estrae un'ottima
marmellata. Altro cespuglio è il mirto, dal frutto asprigno e le foglie
fortemente aromatiche; il cisto che vegeta nei terreni collinosi e di scarsa
produttività. Fra gli arbusti ricordiamo: il ginepro. la cui bacca raccolta ben
maturata veniva un tempo spedita in quantità rilevante a ditte specializzate
del continente per la produzione del famoso liquore « il ginepin ), e lo
Alloro.
L'erba,
nel Goceano, cresce abbondante un po' dovunque, e consente l'allevamento del
bestiame su grande scala: ovini, bovini, suini, equini. Per questo la
pastorizia, più ancora della agricoltura, costituisce la maggiore occupazione
della popolazione. La caccia, in rapporto alle altre zone della Sardegna, è
ancora piuttosto abbondante: pernici, lepri, quaglie, cinghiali, volpi, cervi,
martore dalla pelle costosissima. Abbondantissime sono le tortore, i merli, i
tordi e vansi diffondendo rapidamente anche i conigli. Nei fiumi si possono
cacciare anitre e folaghe e negli acquitrini, d'inverno, beccacce e beccaccini;
nei boschi abbondano i colombacci.
La
pesca è ancora abbondante, ma mentre prima numerose erano le anguille e le
trote, queste ultime, ora, vanno scomparendo, perché i corsi d'acqua si sono
popolati di tinche.
Nel Goceano mancano completamente le industrie, perché quella casearia dà lavoro ad un ristrettissimo numero di persone specializzate solo per pochi mesi dell’anno. Perciò la popolazione è tutta dedita all’allevamento del bestiame ed all'agricoltura. Vi si semina grano, orzo, legumi, ortaggi. In certi paesi, come a Nule, le massaie, nelle ore libere dai lavori casalinghi, lavorano al telaio. I tappeti che confezionano sono ricercatissimi. E' questa un'industria antichissima e bene farebbe la Regione a valorizzarla, incoraggiandola con sovvenzioni e premi. Il Goceano comprende i seguenti paesi: Anela, Benetutti, Bono, Bultei, Burgos, Illorai, Bottida, Esoporlatu. Nule.