Circa
i primi abitatori del Goceano non si hanno notizie precise. Storici antichi
accennano ad un popolo, forse di origine etrusca, gli Esaronesi, stanziatisi,
prima ancora del 2000 a.Cr., sul Monte Rasu, che venne chiamato, proprio a
ricordo di queste genti, Monte Esaro. Col lento trascorrere dei secoli -è
opinione quasi unanime- per una trasposizione di suoni comune del resto nei
tempi antichi, il nome Monte Esaro si trasformò in quello di Monte Rasu. Non
posso, in mancanza di altre interpretazioni, non accordarmi a questa opinione,
che mi sembra probabilissima. Ma è altrettanto possibile che tribù di pastori,
attratte alla fertilità della regione: Balares e Corse, dal nord, Ilienses
o Tespienses da ovest a da sud, siano filtrate nel Goceano, si siano
tra loro confuse fino a formare un popolo compatto per costumi, istituzioni,
lingua ed aspirazioni, religione.
Un'altra
interessantissima scoperta, avvenuta a Bultei, in regione Borotta, pure
diverse decine d'anni fa, sta a dimostrarci l'importanza che il Goceano aveva
nei tempi remoti. Si tratta di una barchetta in bronzo con protema cervino, di
spisita fattura ed unica nel suo genere. Ancora a Bultei, in regione Salarà,
il contadino Gavino Falchi, mentre nel suo campo era intento ai lavori
agricoli, scopri due vasi di terracotta fatti a mano ed assai rozzamente. Dentro
questi vasi stavano ben conservate 292 monete di bronzo, tutte risalenti
all'epoca Cartaginese.
Ecco
come il Taramelli giustifica la presenza di queste monete nel Goceano :
"Il
paese dove avvenne la scoperta si trova a molta distanza dal mare e dalle
colonie marinare Cartaginesi, sia di Bosa che di Turris e di Olbia, e più
ancora da Calaris. Non è il caso di pensare ad una prova di dominio Cartaginese
sa questo territorio montano e collocato tra le zone abitate dai Lusitani.
Piuttosto dobbiamo pensare ad una penetrazione commerciale dai porti costieri ai
territori dell' Alta Valle del Tirso per scambi di derrate, come lane e
bestiame da macello, contro ai prodotti manifatturieri ed industriali e danaro
corrente di cui i Sardi avevano già appreso ad apprezzarne il vantaggio. Il
Taramelli si recò subito a Nule, si ebbe in consegna gli oggetti e su di essi
scrisse un opuscoletto, dove, tra l'altro, è detto:
"Tutte
le vicinanze, dove è avvenuta la scoperta, sono ingombre di pietre derivanti
dalle rovine di Bissulvi, paese che sorgeva a due chilometri da Nule ed a
meno di uno da Benetutti, sperando di trovarvi tesori e per esportarne materiale
da costruzione, specie stipiti ed architravi .
L'illustre
archeologo, al quale la Sardegna deve moltissimo, si dichiara convinto essere
queste accette "il bagaglio portatile di un produttore che giunse da
lontano, dai centri metallurgici, situati in prossimità dei giacimenti
cupriferi, verso questa regione che non ne aveva e che d'altra parte era abitata
da forti popolazioni che lasciarono importanti monumenti nuragici, popolazioni
costruttrici e battagliere, che dovevano quindi essere buoni clienti del
fonditore ramingo".
Del
medesimo parere è D. Mackenzie nel libro: The dolmens, toms of
the giante and nuraghi, of Sardinia.
Pure
a Nule, in località Lesci, dentro una tomba antica, fu rinvenuta una
statua di bronzo di età antichissima.
Tutti questi oggetti, che posiamo ammirare nel Museo Archeologico di Cagliari, sono oggetto di attento studio da parte dei numerosi visitatori italiani e stranieri per la loro squisita finezza di lavorazione e la rarità.