Collocato
sull'estremo lembo dell'altipiano di Bitti, Nule si affaccia dall'alto d'un
ripido costone alla grande conca del Goceano. Geograficamente,
dunque, non farebbe parte
integrante dell"'unità" territoriale del Goceano, e infatti anche il
suo destino storico fu diverso: non fece parte, come gli altri centri, della
contea del Goceano (formata nel 1339 dai giudici di Arborea), ma fu incorporata,
dopo la conquista aragonese, nel ducato del Monte Acuto, appartenente ai Tellez
Giron, sotto i quali restò sino al 1839, anno dell'abolizione del feudalesimo
in Sardegna.
Il suo territorio fu abitato fin dall'antichità; vi sono nuraghi nelle località Eddulta, Duscamine, Laonidde: il più grande è il nuraghe Voes, protetto da una cortina a tre torri; a Laonidde esiste anche una "tomba di giganti", la tipica sepoltura della civiltà nuragica; in queste stesse zone furono rinvenute 21 accette di rame, qui portate forse da un artigiano venuto da altri centri; nel suo territorio, infine, fu ritrovato uno dei più misteriosi bronzetti nuragici che si conoscano, una sorta di mostro antropomorfo, metà toro e metà uomo, in cui alcuni hanno voluto vedere una versione nuragica del mitico centauro, altri un antico modello del Boe muliache, l'uomo diventato bue di cui si racconta nelle favole del folclore isolano.
La
chiesetta di San Paolo, che sorgeva nei dintorni del paese, fu edificata
forse nel secolo XIII in trachite rossa; era di stile pisano, anche se non
obbligatoriamente edificata dai Pisani. La parrocchiale, dedicata alla natività
della Madonna, conserva un bel quadro della patrona, opera di pittore sardo.
Nule
è oggi famosa per l'artigianato del tappeto, che rappresenta una voce
notevole, e notevolmente attiva, nella bilancia d'una comunità che ha ancora
nella pastorizia la sua risorsa principale.