L'architettura - goceano

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L'architettura

Varie Goceano


TESTIMONIANZE DELL'ETÀ STORICA DAL MEDIOEVO

AI GIORNI NOSTRI


3. L'architettura


             Per valenza storica e costruttiva il monumento per eccellenza del Goceano è senza dubbio il Castello di Burgos, alto su un colle il quale domina un'ampia vista del territorio (Valery 1831, p. 104; Scano 1907, p. 391; Carta Raspi s.d., p. 95) (Fig. 3). Inaccessibile ad est e a nord per la conformazione morfologica del terreno, la rocca conserva ancora parte della triplice cinta delle mura in conci di granito. Sulla struttura s'impo­ne la torre quadrangolare, apparecchiata in pietra locale, e all'interno, come ogni castello che si rispetti, vi è una cisterna.

             Fu Gonario di Torres ad erigere questo maniero nel secolo XII non supponendo che sarebbe diventato luogo prescelto dai giudici turritani per le loro contese.

Fatti di sangue si ebbero nel 1233 per l'assassinio di Barisone di Torres da parte di sicari di Ubaldo Visconti; estinta la potenza dei giudici logudoresi, il maniero passò prima ai Doria e poi ad un giudice di Arborea. Nel 1410 il Goceano divenne una contea e per ultimo si insediò il bandito Barzolo Magno, ucciso dai suoi compagni di sventura.

             Con finanziamenti ministeriali nell'ultimo decennio sono state apporta­te opere manutentive che hanno garantito al castello una appropriata conservazione.

             A latere di questo insigne monumento civile ci sono nel Goceano diversi edifici religiosi che rappresentano testimonianze di tutte le epoche. Mancano tuttavia chiese sull'esempio della SS. Trinità di Saccargia o di S. Pietro di Sorres o dell'ampiezza di S. Gavino di Porto Torres. Le forme e le dimensioni degli edifici goceanini non si discostano dalla tipologia delle chiese campestri. San Saturnino e S. Maria di Anela sono infatti la riprova più significativa di un modo di costruire particolar­mente essenziale e dignitoso.

             La chiesa di S. Saturnino, la cui testimonianza più antica risale al 1163, fu eretta dai monaci camaldolesi con un'articolazione dello spazio semplice e modesta, limitando le ornamentazioni agli archetti pensili a coronamento del tetto ed alle paraste angolari a scandire meglio le superfici.

             Riflessi catalani si scorgono qua e là negli edifici religiosi provvisti di elementi strutturali e decorativi ben precisi, tra cui le volte a crociera, sottolineate da nervature e da gemme centrali pendule, attestanti il pas­saggio di queste differenti concezioni costruttive. Anche il motivo dell'arco inflesso nel portale dell'edificio di Boloe (Benetutti) evidenzia l'impronta dell'influsso iberico.

             Di S. Pietro di Bultei si ha un cenno storico nel 1539, poi la chiesa fu lasciata in lento ma progressivo abbandono; di S. Maria degli Angeli di Bottidda si conoscono le vicende legate ai frati conventuali che avevano posto mano ad un ritiro sin dal 1582, al quale era stata annessa una chiesuola dedicata a S. Giovanni.

             Riguardo al Seicento si posseggono notizie sulla chiesa di S. Timoteo e di S. Rosalia di Benetutti: della prima è stato tramandato sin'anche il nome del muratore "mastru Antoni Soler", della seconda si è a cono­scenza che fu iniziata nel 1689 per desiderio del parroco Agostino de Ponty. Degli altri organismi non si è in puntuale sulla loro storia più antica;  grado d'offrire nulla di certo e di Chiese settecentesche di rilievo non esistono, di contro s'impongono le fabbriche ottocentesche tra le quali si distingue la Beata Vergine del Rosario di Bottidda. Quanto è stato costruito nel nostro secolo pale­sa uno stacco più netto con il resto del tessuto urbano mostrando mag­giore nostalgia per l'antica concezione costruttiva che, pur nella sua modestia, possedeva una suggestione difficilmente avvertibile negli edifici religiosi moderni.

 
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